La malattia mentale è uno stato di grazia
( sabato, 16 agosto 2008; 01:18 )

Come da titolo: la malattia mentale è davvero uno stato di grazia.
Non era una domanda posta trasversalmente per il gusto di essere contraddetta, ma solo una pacata constatazione.
Se, pacata constatazione, possa esistere nel mio cervello marcio.
Un malato di mente, chiamiamolo vacanziere della cognizione di causa, uno vero intendo! non ha la vanità di curarsi del pensiero altrui, il suo essere è proteso verso sè stesso e il mondo che lo circonda.
Ogni giorno della mia vita ringrazio la mia amata follia ragionata, perchè nonostante tutto non mi porta ad insultare la gente nel mezzo della strada, oppure a fotografarla senza il suo consenso. Fatto che trovo piuttosto sconcertante. (Il prossimo che becco lo meno...)
Molte persone hanno sentito il mio colorito disappunto a tal proprosito.
Ma ora, solo per voi, i complimenti più galanti che la plebaglia urbana mi ha rivolto in questi giorni:

"Sei vestita così per una festa privata, oppure possono partecipare tutti?" [Qualcuno cercava compagnia]

"Guarda quella tipa! Sembra una bambola!" [Con tanto di dito indice puntato verso la mia persona seguito da risa isteriche]

"Ma al mare non ci vaaaaih" [Urlato da un tizio osceno]

"Ma che bella bambina!" [Vecchietta che mi strizza, odiosamente, la faccia]

"Ma le mutandine sotto quel vestito le porti?" [Il dubbio amletico di un giovine verso la mia biancheria]

"Fate parte di un gruppo musicale?" [Pirla a caccia di biblietti omaggio]

"Sei una principessa?" [Bambina con madre terrorizzata]

"Oddio! Le bestie di satana..." [Bimbominchia con crisi mistica]

"Scusa, posso farti una foto? Devo assolutamente dirti che sei bellissima." [Ferroviere fuori dalla stazione... sono perplessa dalla coerenza della sua frase...]

"Hey, stronza! Ma vestirti normalmente no?" [Tipo che ha rischiato la mobilità degli arti inferiori per cause riconducibili ad un mio amico]

"..." [Controllore della linea otto del bus]

"Ma sai che sei la più bella delle belle? Ti chiamerò Cappuccetto Rosa!" [Barbone ubriaco in preda a visioni mistice riguardanti la mia persona]

"Ma quelle scarpe sono vero o si mangiano?" [Un tizio in fumetteria con la maglietta di FMA LoL!]

"Hai davvero BIIIIP anni? Ne dimostri 15!" [Ragazza che sottolinea l'amara verità... sob!]

"Seusu accabendi e scimprai" [Aw, le frasi dialettali sono puro amore...]

"Queste ragazze di oggi non hanno pudore!" [Donna di mezza età, sicuramente membro del MO.I.GE, che lancia occhiate di fuoco a me e mio padre]

Trullallero Trullalà, spero di avervi reso, almeno in parte, l'idea di come la gente stia bene nel loro normale mondo fatto di totale controllo e sanità mentale. <3
A presto!


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Why So Serious?
( venerdì, 01 agosto 2008; 01:07 )

Lo vuoi sapere come mi sono fatto queste cicatrici?
Mio padre, era un alcolista e un maniaco e una notte da di matto ancora più del solito, Mamma prende un coltello da cucina per difendersi, ma a lui questo non piace neanche... un... pochetto. Allora, mentre io li guardo, la colpisce col coltello, ridendo mentre lo fa. Si gira verso di me e dice
«Perchè sei così serio?».
Viene verso di me con il coltello.
«Perchè sei così serio?», e mi ficca la lama in bocca. «Mettiamo un bel sorriso su quel faccino!»

«Oh, mi sembri un pò tesa... è per le cicatrici? Vuoi sapere la loro storia? Vieni qui... hei... guardami.
Avevo una moglie... era bellissima... come te. Lei mi diceva sempre... che mi preoccupavo troppo... mi diceva che dovevo sorridere di più... che giocava d'azzardo e si metteva in un mare di guai con gli strozzini. Un giorno le sfregiano il viso, ma non abbiamo i soldi per la plastica.
Lei non lo sopporta.
Ma io voglio tornare a vederla sorridere, voglio che lei sappia che non me ne importa delle cicatrici.
E allora... mi ficco il rasoio in bocca e mi riduco così ... da solo.
Eh, sai che succede?
Non ce la fa neanche a guardarmi e mi ha lasciato.
Ora mi vedo il lato buffo, ora sorrido sempre! »

 



Ieri ho visto un film, non mi ricordo il titolo.
Uhm, uhm...
Ricordo solo questo: Joker, chiamami

Ha ha ha ha he he ho ha.
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Perchè sì!
( domenica, 27 luglio 2008; 16:21 )

La gente è stupida, scema, ignorante, parla a sproposito e, il più delle volte, si sente in diritto di sconfinare l'altrui privacy con la propria curiosità.
Amo la gente
Credo che lo stesso meccanismo beota sia scattato nella mente dei due ragazzotti che, sabato sera, mi hanno domandato se sotto al vestito portassi le mutandine.
Sì, solo quelle.
Il reggiseno, a detta loro, poteva intravedersi senza conferme da parte mia.
Spero che fosse una scommessa, e che la sua voce tartagliasse sciocchezze per questo e non perchè traeva qualche personale piacere.
La mente umana è fascinosamente disgustosa e incomprensibile.
Che bello!
Dopo questa dichiarazione d'amore, lo ammetto, anche io ho visto questo film:



Mi accorgo, disgraziatamente, che ho visto praticamente tutti i film interpretati da Michael Pitt.
Forse ero di ottimo umore quei giorni.
Ma parlando del film, sì devo proprio, posso dire che non è brutto ma nemmeno bello.
Indifferenza.
Questo è il massimo che potete avere da me...
Un'ora e quaranta di sevizie, non mostrate (scandalo!), nei confronti di una famigliola (Purtroppo non la famiglia Brady. Sic!) merita solo questo.
Ve lo consiglio solo se:

Lo guardate con almeno un amico che abbia senso dello humor e abbia con se della bumba. (Non è droga. Pervertiti!)
Abbiate parecchia bumba con voi, così dimenticherete l'assenza dello humor!
Siete narcolettici, quindi colti da un'illusione ipnagogica il film sembrerà vagamente interessante.

Detto questo, vado a guardarmi Nip/Tuck, senza l'allegro trashumine del Dottor Troy sarei persa!

P.s. Non pensavo che il piccolo sogno attirasse così tanto.
Che fosse preso sul serio
Vorrei precisare che è una citazione, il titolo stesso lo è; non cercate di cavillarci sopra, è solo un libro, solo un sogno, sono solo parole che mi hanno stimolato la fantasia.
Dovrei smettere di leggere, scrivere, apprezzare la musica, mangiare, baciare, sognare, andare al circo ed odiarmi per questo per provi rimedio.
Il tutto non è mio.
 Fine.


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Ricordo questo sogno.
( domenica, 13 luglio 2008; 15:14 )

Ero vestito da Menestrello e il Re mi diceva: "Mio figlio sta morendo. Il mio bellissimo Principe sta morendo. Solo una cosa può salvarlo."
"Che cosa?" chiedevo io.
"Lo Specchio della Verità." 
"E dov'è lo Specchio?" domandavo.
"Lo Specchio è all'inferno. Devi andare all'inferno e trovarlo per me. Allora, mio figlio sarà salvo."

Così aprivo una porta verde ed entravo nell'inferno. Era buio e c'era un odore nauseante. Fui attaccato dagli uccelli, mentre esseri mostruosi mi straziavano le gambe.
Alcuni piccioni mi beccarono le orecchie, fino a rendermi sordo.

"Aiuto!" gridavo.

Ma non potevo sentire la mia voce
Poi vidi lo Specchio. Il Diavolo in persona lo teneva in mano, mentre si pettinava i capelli neri.

"Così" diceva il Diavolo "sei venuto per lo Specchio della Verità."

Io lo fissavo.

"Solo il Diavolo può guardare nello Specchio della Verità e sopravvivere. Nessun altro è in grado di sopportarlo."
"Dammelo!" gridai.

Sentii il suo respiro caldo e sulfureo sul collo. I suoi denti affilati mi scorticarono una guancia, mentre i suoi artigli mi graffiavano la schiena. Nella lotta, il Diavolo mi risucchiò gli occhi dal cranio.
Scappai via dall'inferno.
Ero cieco e sordo.
Ma avevo lo specchio.
Chiusi in un colpo la porta verde e portai lo Specchio al Re.

"Ecco lo Specchio della Verità" dissi all'oscurità silenziosa "Questo salverà tuo figlio."
"Ormai è troppo tardi" disse il Re. "Il Principe è morto, subito dopo la tua partenza."

Io, naturalmente, non udii nulla.

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Saturday, afternoon live...
( martedì, 17 giugno 2008; 14:35 )

Sabato mi sono ritrovata dentro un sogno psichedelico inaspettato.
No, non parlerò di me o di ciò che mi succede, come da premessa e promessa, ma della mosta che sono andata a vedere.
Che vista, aggiungerei.
Pensavo di assistere ad una mostra sul design futuristico per interni, invece appena entro, sorpresa, la guida (un uomo sulla trentina) accoglie, me e il mio gruppetto, in una perfetta tenuta Maido con tanto di gembiulino, spolverino, autoreggenti e un meraviglioso paio di decoltè tacco dodici.
Proprio delle belle gambe.
L'uomo-cameriera ci chiede molto garbatamente di spegnere i cellulari, di non fare foto e riprese e, sopratutto, di non parlare durante la "mostra".
Pensando al titolo avrei dovuto capire che c'era qualcosa i strano, Stanze tirate a lucido, non era riferito al design, ma alle persone che abitavano quei metri di vita.
La prima abitante era una ragazza giapponese di 18 anni, gothic sweet lolita e aspirante stilista; così ci viene presentata, e quando la luce si accende anche la musica parte, di dubbio gusto se devo essere sincera, e la scena si anima. La ragazza, vestita di rosa e bianco (con i capelli verdi!) canta e balla in mezzo alla stanza tutta pizzi, trine e Hello Kitty (ovunque) rigorosamente rosa come le pareti, le mensole e il letto; i manga delle Clamp (Era X!) sono sparsi sulle lenzuola, sul terreno vi sono colori e figurini da stilista    [Chissenefotte]
La musica finisce, la scena si congela, la luce si spegne.
La seconda stanza era totalmente differente, toni cupi e dark, come la padrona, la caratterizzavano.
Un tavolo, una poltrona sgangherata e delle teche come ornamento.
Niente musica, la protagonista ci ha regalato un monologo folle, un inno ai suoi amici e confidenti, scarafaggi. Liberi di scorazzare dentro le teche di vetro, non mi ero accorta della loro presenza, finchè non ho afferrato il significato del discorso, alla loro vista mi si è congelata l'espressione, pensavo che fosse altro.
Le mie fobie mi seguono ovunque.
La terza stanza non era un vero e priprio rifugio personale, ma una finestra su un mondo tormentato nel quale la connessione è difficile, a volte pare impossibile. Muri neri abbelliti da ritratti di visi sconosciuti, al centro una gabbia e dentro un tronco di uomo sospeso, la musica è martellante e claustrofobica.
Da dietro la gabbia emerge dal lato destro (letteralmente) un ragazzo che, con scatti e gesta dinoccolate tiene il tempo dei suoni, sembrava tarantolato.

prêt-à-porter.Qualcuno esorcizzi quell'uomo.
Quarta stanza, che ho amato davvero tanto, dietro un plexiglass, dandoci le spalle al centro dell'ambiente, c'è una donna (davvero bella, se posso dire la mia) una scrittrice, indossa solo un telo intorno ai fianchi e un turbante, ottenuto con un asciugamano, le raccoglie i capelli.
La musica inizia, si volta, la donna ha lo sguardo vacuo, perso, sogna un mondo narcisistico e proprio, il suo avambraccio sinistro sanguina .
Autolesionismo.
Non pare assolutamente turbata da nulla, il dolore è l'espressione edonistica della sua scrittura, totalmente utopica e terribilmente meravigliosa la lentezza con il quale raccoglieva il sangue e scriveva sulla superficie trasparente.
Proprio davanti alla mia faccia.
Bellissima.
La quinta è la stanza di una mistress, professione infermiera, e del suo slave.
La scena mi è parsa un pochetto forzata, il sottomesso aveva l'aria piuttosto sofferente (non credo gli piacesse poi molto) sarà stato colpa dello stringipollici oppure del frustino (lsciava dei bei segni rossi, però non era nemmeno simile a una correggia) ma aveva la faccia di uno che stà per essere messo dentro la Vergine di Norimberga, poveretto, non gli hanno messo nemmeno uno stringicapezzoli come sì deve (forse era triste per quello) ma una molletta di legno.
La dominatrice, frustino alla mano, lo insultava verbalmente e si divertiva a leccare un pene rosso-fluo.
Certi si divertono con poco.
Prima che la musica finisca, la scena viene conclusa con lei che va via ballicchiando (sempre con frustino e pene in mano) e lui, boh, rimane lì a gattoni.
Sesta stanza con sorpresa.
Era come cercare di guardare attraverso un vetro sporco, intuisci ma non vedi davvero.
Tanti palloncini per tutto il perimetro, una sedia e una televisione-radio (?) non l'ho capito. L'attore interpretava un14enne (le fattezze non erano proprio quelle) una specie di tramite tra l'infanzia e l'adolescenza.
Le luci si accendono e parte, non musica, ma un discorso che tratta di pedofilia e, quì arriva la surprise, la voce è di Marco Travaglio, una registrazione, peccato...
Fine del discorso, inizia una musica molto festaiola, roba da rum e cocaina, il ragazzo sclera e prende a pugni i palloncini, urla, scalcia, sì dimena, si avvicina alle pareti osservandoci timoroso ma curioso, poi nuovamente urla e via dicendo.
Il ragazzino sono io, e lì mi sento abbastanza a disagio.
La fine della musica e il buio mi salvano dal dimenarmi con lui.
Ultima stanza, iper-tecnologica, è la camera della maggior parte delle persone che conosco, un'ambiente che non creerò mai, fortunatamente.
Pareti insonorizzate, cartelli stradali poggiati a terra, una specie di tuta da anticontamenazione (?) appesa alle pareti con, mi sono sembrate, delle foto.
Un ambiente sterile.
Una stanza da Nerd americano.
Interagine, anche indirettamente, con l'interprete è impossibile, troppo preso dalla musuca ripetitiva, dal portatile, dalla vita falsa oltre lo schermo.
Sono rimasta 5 minuti buoni a fissare il suo far niente, ipnotizzata.
Spente le luci, fine della storia.
I saluti di comiato della nosta maido-guida sono stati "sentiti" e molto garbati, sì è addirittura inchinato ad un'enorme vagina posta nella parte alta centrale della sala, regalandoci una porzione di natiche.

Fine della storia, spero di sbagliarmi sulle mostre più spesso e con la morte nel cuore posso affermare:
non c'è altro da dire.



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Thats amore
( giovedì, 05 giugno 2008; 15:02 )

La vita è una cosa meravigliosa.
Davvero!
Un insieme di sudore, sofferenze, umiliazioni impartite da persone inutili e merda. Tanta, tantissima merda.
L'unico consiglio utile, quando ormai ci sì trova a sguazzarci dentro è: non aprire la bocca, almeno eviti d'ingoiarla.
Oggi la chiudo ermaticamente.
La mia vicina di casa, amabile casalinga di trent'anni, si è suicidata proprio ieri nel bagno di casa sua. L'hanno ritrovata mentre oscillava con una corda intorno al collo, che tipo di corda fosse non nè ho idea... forse era un filo del telefono. Tra tutte le morti suicide che conosco, credo che, appendermi per il collo, sarebbe l'ultima opzione.
Forse farei come lo zio del mio compagnuccio di banco alle elementari.
Bang-Bang in testa e adios amigos <3
No, va bene, mentivo.
Mi sento vecchia e ossessionata dalla morte.
Probabilmente, il mio, sarebbe un suicidio parecchio spettacolare e farei in modo di dar fastidio il più possibile. Sarei coerentemente fastidiosa ad oltranza.
Yeah.

Se in Italia (la merdavigliosa Italia) esiste uno scrittore che amo, quello è Baricco. Uno dei suoi libri, Seta, sì è fatto amare particolarmente.
Bellissimo e conciso.
Quando è uscita la trasposizione cinematografica dovevo assolutamente guardarla.
In momenti come questi capisco quanto sia sciocchina. <3
Il film non è pessimo, se non hai letto il libro e non fai caso agli attori... comunque, vorrei proprio sapere di cosa si erano fatto quando hanno scelto Keira Knightley per il ruolo di Hèléne. Un tizia anoressica per interpretare una donna della Francia dell'ottocento è proprio una scelta azzeccata.
Su Hervè Joncour, interpretato da Michael Pitt (!) preferisco non esprimermi, rabbrividisco indignatamente.
In conclusione <3 i libri sono sempre rovinati dai film.
Oggi sono più stronza-inacidita del solito. Bbhùu.
Con la morte nel cuore posso affermare: non c'è altro da dire.


Oggi voglio essere ottimista!



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Banalità a Corte
( sabato, 17 maggio 2008; 13:37 )

L'altro giorno, colta da un raptus di noia, ho afferrato il primo quotidiano profondo et colto che ho trovato (ok, confesso, era quella merda di Libero) e in prima pagina, vengo rapita da un'affascinante articolo che tratta di un Frate Cappuccino di nome Padre Cesare, in arte: Fratello Metallo.
Mentre penso di essermi rincoglionita del tutto (leggere giornalacci come Libero con il tempo presenta problemi) proseguo nella mia appassionante lettura, e scopro che non solo l'allegro fraticello ha inciso sedici cd, ma, addirittura, si è esibito al Gods Of Metal del 2007. Accidentino!
Il nostro metaller, in una sua recente intervista afferma che:
«Questa musica mi serve per diffondere i temi della Chiesa in chiave laica: una scelta non in qualità di "predicatore", ma come semplice persona».
Aaah, ecco perchè sale sul palco con la tonaca, più vario catename annesso. Troppo giusto Fratello Metallo...
Pensate che ha trovato l'illuminazione durante un concerto dei Metallica XD invece di benedire la gente distratta dal pogo, ha capito e deciso di passare dalla "parte del nemico" mimentizzandosi e cantando allegri messaggi subliminali satanici cristiani.
Ripeto: Troppo giusto Fratello Metallo!
Magari possiamo fare una preghierina affinchè faccia un duetto con i Cannibal Corpse.
Con la morte nel cuore posso affermare: non c'è altro da dire.


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Gattara Wannabeee
( sabato, 10 maggio 2008; 13:01 )

Nella mia miseranda vita ho aperto e partecipato a parecchi blog, quello che ha avuto vita più longeva (diciamo che è sopravvissuto) è stato soppresso, da me medesima, pochi giorni orsono.
Decido di aprirne uno nuovo nuovo e, prometto promettino, cercherò di scrivere (per quanto sia possibile dalla mia minchietudine) poco o niente sulla mia vita privata; non direttamente almeno. Questo perchè i fatti privati hanno il vizietto d'impantanarmi nella merda.
Meglio evitare.
Con queste nuove pagine virtuali, prendo atto e coscienza di scrivere le minchiate che mi capitano intorno, ma sopratutto, di raccontarvi molto amabilmente, quello che voglio.
Di cosa, ancora lo ignoro persino io, ma so di non poter fare a meno di scrivere <3
Sopportatemi.
Dopo queste righe molto interessanti: Yawn a tutti.


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Dovrei scrivere qualcosa su di me, ma sono sicurissima che non importi poi molto; anzi diciamo che non ha assolutamente importanza.
Posso dolo affermare di essere una ragazza normalmente anormale, non sono ancora in grado di sapere quello che voglio.
Sono alla costante ricerca di un motivo per andare avanti me stessa nel caos della mia mente.
Amo i libri, il cinema e le mostre di ogni tipo, ma il luogo dove vivo (il sordido luogo nel cuore di tutti noi) non ha molto da offirire.
Amo viaggiare, vorrei farlo più spesso.
Dovrei.

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